Antifurto wireless, il moderno e vantaggioso sistema di protezione
All'avanguardia dei nuovi sistemi di protezione degli immobili, troviamo i sistemi di antifurto wireless, che presentano svariati vantaggi in termini di sicurezza, adattabilità ed economicità, tuti a favore dell'acquirente.
I sistemi di antifurto, non solo quelli wireless, vengono installati nelle nostre case per proteggere le abitazioni dall'intrusione di estranei alla ricerca di beni da rubare. Ciò che forse non è noto a tutti, sono le differenti, e numerose, tipologie di sistemi d'allarme installabili nelle nostre proprietà private. Che si differenziano per concentrare la protezione a seconda della tipologia di ambiente, del budget economico a disposizione e dal tipo di protezione che si vuole ottenere.
In generale, i sistemi d'allarme e di protezione avranno anche l'obiettivo, a priori, di dissuadere dell'intrusione. Quindi l'essere parzialmente visibili può già bastare a proteggere l'immobile da intrusioni, si potrebbe dire, "di non professionisti". La maggior parte dei sistemi d'allarme, comunque, prevede, in caso di intrusione, l'attivazione di un intenso segnale sonoro d'avvertimento per proprietari e vicini di casa. Ma soprattutto il collegamento con le stazioni locali di polizia e vigili urbani: nei sistemi più sofisticati si arriva anche al blocco automatico di tutti gli infissi e le porte.
Tipologia dell'immobile: consigli alla scelta dell'antifurto
Come detto, a seconda del tipo di immobile che intendiamo proteggere, vi sono differenti soluzioni che possiamo adottare. In base alla tipologia, infatti, cambia il tipo di intrusione. Non è una certezza che in condominio sia abbia un tipo di intrusione diversa rispetto ad una villetta a schiera, ma nella stragrande maggioranza dei casi, è in realtà, così.
- Condomini
Qualsiasi sia la loro estensione, gli appartamenti facenti parte di condomini, sono soliti essere scassinati dalle porte d'ingresso, spesso anche se blindate, oppure dai balconi degli appartamenti confinanti. In questo caso, dunque, si consiglia un sistema di sicurezza che ponga maggiore attenzione sulle porte e sugli infissi esterni. Gli appartamenti più colpiti sono solitamente quelli al primo piano e all'ultimo, perché facilmente accessibili rispettivamente dal giardino e dal tetto.
- Villette a schiera
Per questa tipologia di immobile occorre focalizzare la propria attenzione, ovviamente, sui lati aperti della casa, soprattutto in presenza di porte o finestre. In primo luogo si consiglia, dunque, l'installazione di inferriate agli infissi, o antifurto perimetrali se l'immobile è circondato da un giardino più o meno ampio.
Antifurto wireless
La tipologia di antifurto che presentiamo oggi è quella wireless, che presenta numerosi vantaggi. Elenchiamoli brevemente:
- Se in passato installare un antifurto prevedeva la necessità di uno studio attento relativo al percorso dei cavi, con questa moderna tecnologia non saranno necessari sopralluoghi. Installare questo sistema di protezione riduce notevolmente i costi e i tempi, anche perché non sarà necessario nessun tipo di opera muraria. Anzi, per l'installazione di molti di essi, non si dovrà nemmeno ricorrere ad un tecnico specializzato per il montaggio;
- Gli antifurto wireless offrono, inoltre, una maggiore sicurezza al proprietario di casa, in quanto tali sistemi senza fili sono più difficilmente disattivabili;
- Molti rivenditori ufficiali, oltre a mettere in vendita pacchetti predefiniti, danno la possibilità di acquistare kit personalizzabili con diverse strumentazioni. In modo da adattarsi al meglio alle esigenze dell'acquirente, ma soprattutto dell'immobile.
- Sono i più semplici da installare, nella maggioranza dei casi i kit prevedono un montaggio accessibile a chiunque, tramite specifiche e libretti d'istruzione, che non richiedono l'intervento di un tecnico specializzato;
- Molti di questi antifurto sono collegati direttamente all'utente tramite internet e tele-controllabili da smartphone, grazie ad app predisposte.
Come funzionano gli antifurto wireless
Il cuore i questi sistemi d'allarme è la stazione centrale d'allarme. Ne esistono di diversi tipi, ma tutte sono dotate di supervisione delle periferiche, agenti, nella maggioranza dei casi, su più bande di frequenza e su canali distinti, per lo operazioni di analisi della comunicazione criptata. Queste centraline sono dotate diun particolare ricevitore che continua a lavorare senza sosta, anche in caso di disturbo parziale della frequenza. Se, inoltre, rilevano un tentativo di accecamento di tutte le bande di frequenza, allora segnalano il tentativo di sabotaggio tramite chiamata vocale, SMS o invio di notifica via internet, sia al proprietario che agli organi di sicurezza.
Altro elemento di importanza capitale in questi sistemi d'allarme sono le sirene da interno e da esterno prive di fil, facilmente installabili da chiunque. Esse rappresentano la prima forma di protezione, in grado di avvisare vicini di casa o gli abitanti dell'immobile; oltre a creare un'innegabile difficoltà a chi tenta l'intrusione. Sono, inoltre, dotate di regolatori di durata e di intensità del volume acustico. Che sono sempre modificabili dall'utente e realizzatai in modo da resistere alle condizioni più avverse, soprattutto quelle da esterno.
I kit possono poi essere integrati da sensori perimetrali per le aperture, sensori da interno di tipo volumetrico e telecomandi dalle varie funzioni. È possibile, infine, aggiungervi, anche successivamente all'acquisto, ulteriori sensori o telecamere extra, a seconda delle esigenze. Anche queste strumentazioni supplementari sono, in genere, facilmente installabili senza l'intervento di un tecnico.
Costi e detrazioni fiscali
Questi tipi di antifurto wireless hanno costi molto variabili, proprio in virtù della possibilità di essere creati ad hoc
dal cliente, in base alle proprie esigenze. In linea di massima si può
stimare un costo minimo che si aggira intorno ai 200 euro, per il kit
più basico possibile. I modelli più sofisticati di kit completi di ogni
sorta di antifurto, invece, possono arrivare a costare fino a 8.000
euro. In sostanza esistono kit per ogni esigenza e portafogli.
Infine, nell’acquisto di un sistema di sicurezza, qualunque esso sia, si
tenga presente che, in virtù di fattura specifica, è possibile
beneficiare della detrazione al 50% per gli interventi di manutenzione
del proprio immobile.
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martedì 5 marzo 2019
Antifurto wireless, il moderno e vantaggioso sistema di protezione
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lunedì 11 giugno 2018
Ecobonus: ecco come funziona la cessione del credito
Ecobonus: ecco come funziona la cessione del credito
Da qualche giorno è possibile cedere l’ecobonus per i lavori in casa o in condominio e “scambiarlo con denaro contante”. È quanto stabilisce una circolare dell’Agenzia delle Entrate dello scorso 18 maggio. L’iniziativa riguarda anche quelle imprese che decidono di riqualificare i propri immobili. E chi ha redditi sui quali non sono dovute imposte, o in altre parole si trova nella cosiddetta no tax area, può cedere il proprio bonus alle banche.
La detrazione è pari al 50% per gli interventi sui singoli immobili che riguardano nuovi infissi, caldaie a condensazione e schermature solari. Ma la percentuale diventa del 65% se sono interessate pompe di calore, nuove caldaie e contabilizzatori, boiler a gas, caldaie a biomasse e la coibentazione di tetti e pareti. L’aliquota può poi salire fino al 70% o al 75% se si tratta di interventi in condominio che riducono la classe energetica dell’immobile. E diventa addirittura dell’85% nel caso in cui oltre al risparmio energetico viene trattata anche la messa in sicurezza del rischio sismico.
Una volta pagati i lavori, si potrà cedere il credito ai soggetti stabiliti dalla suddetta circolare dell’Agenzia delle Entrate. Ossia i fornitori che hanno effettuato l’intervento, oppure le cosiddette Esco (Energy service companies, società che effettuano interventi per l’efficientamento energetico accettando un rischio finanziario). O, ancora, le Sse (società di servizi energetici) oppure soggetti privati, come ad esempio lavoratori autonomi e imprese con la condizione che siano in qualche modo collegati al rapporto che ha dato origine alla detrazione. Non quindi a soggetti che siano del tutto estranei ai lavori.
Inoltre il credito può essere ceduto ad altri soggetti privati, ad esempio lavoratori autonomi e imprese, purché si tratti di soggetti comunque collegati al rapporto che ha dato origine alla detrazione, o con gli immobili interessati (ad esempio altri condomini), ma non a soggetti del tutto estranei ai lavori. Chi accetta può a sua volta cedere il bonus ad altri, ma, precisa la circolare, l’ulteriore cessione può avvenire una sola volta. Infine, i contribuenti che si trovano nella no tax area possono cedere il credito alle banche e agli altri intermediari finanziari, sempre che questi ultimi accettino l’operazione.
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Da qualche giorno è possibile cedere l’ecobonus per i lavori in casa o in condominio e “scambiarlo con denaro contante”. È quanto stabilisce una circolare dell’Agenzia delle Entrate dello scorso 18 maggio. L’iniziativa riguarda anche quelle imprese che decidono di riqualificare i propri immobili. E chi ha redditi sui quali non sono dovute imposte, o in altre parole si trova nella cosiddetta no tax area, può cedere il proprio bonus alle banche.
La detrazione è pari al 50% per gli interventi sui singoli immobili che riguardano nuovi infissi, caldaie a condensazione e schermature solari. Ma la percentuale diventa del 65% se sono interessate pompe di calore, nuove caldaie e contabilizzatori, boiler a gas, caldaie a biomasse e la coibentazione di tetti e pareti. L’aliquota può poi salire fino al 70% o al 75% se si tratta di interventi in condominio che riducono la classe energetica dell’immobile. E diventa addirittura dell’85% nel caso in cui oltre al risparmio energetico viene trattata anche la messa in sicurezza del rischio sismico.
Una volta pagati i lavori, si potrà cedere il credito ai soggetti stabiliti dalla suddetta circolare dell’Agenzia delle Entrate. Ossia i fornitori che hanno effettuato l’intervento, oppure le cosiddette Esco (Energy service companies, società che effettuano interventi per l’efficientamento energetico accettando un rischio finanziario). O, ancora, le Sse (società di servizi energetici) oppure soggetti privati, come ad esempio lavoratori autonomi e imprese con la condizione che siano in qualche modo collegati al rapporto che ha dato origine alla detrazione. Non quindi a soggetti che siano del tutto estranei ai lavori.
Inoltre il credito può essere ceduto ad altri soggetti privati, ad esempio lavoratori autonomi e imprese, purché si tratti di soggetti comunque collegati al rapporto che ha dato origine alla detrazione, o con gli immobili interessati (ad esempio altri condomini), ma non a soggetti del tutto estranei ai lavori. Chi accetta può a sua volta cedere il bonus ad altri, ma, precisa la circolare, l’ulteriore cessione può avvenire una sola volta. Infine, i contribuenti che si trovano nella no tax area possono cedere il credito alle banche e agli altri intermediari finanziari, sempre che questi ultimi accettino l’operazione.
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martedì 28 novembre 2017
I sette passi da seguire per ristrutturare casa
I sette passi da seguire per ristrutturare casa
Il pensiero di ristrutturare la propria casa provoca un misto di ansia ed euforia, perché se da una parte non si vede l’ora di gettarsi nell’impresa e vedere tutto completato, dall’altra si temono disguidi e costi occulti. Non lasciatevi spaventare dall’idea della ristrutturazione e seguite questi 7 passi chiave prima di iniziare i lavori per evitare stress inutili e ristrutturare serenamente.
Focalizzare cosa amiamo della casa Se avete scelto di ristrutturare una vecchia casa anziché acquistarne una nuova o già sistemata è perché c’è qualche particolare in quest’abitazione che amate o che vi ha colpito a prima vista: focalizzatelo perché valorizzando questo elemento troverete la chiave del successo della ristrutturazione.
Stilare la lista dei desideri La prima cosa che il vostro progettista vi chiederà sarà cosa volete ottenere dalla ristrutturazione in termini di spazi, atmosfera e funzionalità. Preparate un elenco di idee per la casa che vi piacerebbero e date a ciascuna una priorità come ad esempio: indispensabile, gradito, non necessario ma desiderato.
Definire il budget È importante definire un budget ossia un range di costi che va da un minimo che intendete investire nella vostra casa a un massimo che siete in grado di sostenere con tranquillità, senza esagerare perché anche con poco si può fare molto. Attenzione: non partite dall’idea di spendere il meno possibile senza fissare un budget perché rischiate di rimanere molto delusi dalla qualità della ristrutturazione e di vanificare il vostro investimento.
Progettare insieme a un professionista, non all’impresario edile Un buon progetto è la chiave di volta della ristrutturazione e pensare di fare tutto da soli, magari con l’aiuto della ditta, è una scelta davvero poco saggia. Dopo aver stilato la “lista dei desideri” e individuato il budget è fondamentale rivolgersi a un professionista esperto per studiare insieme a lui alcune soluzioni distributive ottimali (e normativamente fattibili) a partire dalle quali disegnare il progetto definivo.
Far redigere capitolato e stima dei lavori Definito il progetto, il vostro progettista potrà stilare il capitolato dei lavori di ristrutturazione necessari e stimarne il costo usando bollettini provinciali o prezzari regionali. La stima di massima vi permetterà di valutare eventuali modifiche da apportare al progetto e sarà lo strumento indispensabile per selezionare l’impresa che eseguirà i lavori.
Chiedere i preventivi alle ditte esecutrici Per reperire l’impresa esecutrice sarà sufficiente inviare alle ditte del posto, anche se non le conoscete, il capitolato lavori e chiedere il preventivo e, per capire se l’impresa è all’altezza delle vostre aspettative, il portfolio di lavori analoghi già eseguiti dalla ditta. Attenzione: la stima dei lavori fatta del professionista vi aiuterà a valutare la congruità dei prezzi proposti della ditta e scartare i preventivi troppo alti ma anche quelli troppo bassi.
Firmare un contratto chiaro con l’impresa L’ultimo passo da affrontare prima di iniziare i lavori, che garantirà sia voi che l’impresa, è la firma del contratto di appalto. Un buon contratto è scritto in maniera semplice e contiene almeno l’indicazione dei soggetti responsabili, la descrizione delle lavorazioni e l’importo complessivo pattuito per la ristrutturazione, riporta come allegato il capitolato con i prezzi unitari, contiene modi e tempi di avanzamento lavori e dei relativi pagamenti, detta prescrizioni su ritardi, varianti o controversie.
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Il pensiero di ristrutturare la propria casa provoca un misto di ansia ed euforia, perché se da una parte non si vede l’ora di gettarsi nell’impresa e vedere tutto completato, dall’altra si temono disguidi e costi occulti. Non lasciatevi spaventare dall’idea della ristrutturazione e seguite questi 7 passi chiave prima di iniziare i lavori per evitare stress inutili e ristrutturare serenamente.
Focalizzare cosa amiamo della casa Se avete scelto di ristrutturare una vecchia casa anziché acquistarne una nuova o già sistemata è perché c’è qualche particolare in quest’abitazione che amate o che vi ha colpito a prima vista: focalizzatelo perché valorizzando questo elemento troverete la chiave del successo della ristrutturazione.
Stilare la lista dei desideri La prima cosa che il vostro progettista vi chiederà sarà cosa volete ottenere dalla ristrutturazione in termini di spazi, atmosfera e funzionalità. Preparate un elenco di idee per la casa che vi piacerebbero e date a ciascuna una priorità come ad esempio: indispensabile, gradito, non necessario ma desiderato.
Definire il budget È importante definire un budget ossia un range di costi che va da un minimo che intendete investire nella vostra casa a un massimo che siete in grado di sostenere con tranquillità, senza esagerare perché anche con poco si può fare molto. Attenzione: non partite dall’idea di spendere il meno possibile senza fissare un budget perché rischiate di rimanere molto delusi dalla qualità della ristrutturazione e di vanificare il vostro investimento.
Progettare insieme a un professionista, non all’impresario edile Un buon progetto è la chiave di volta della ristrutturazione e pensare di fare tutto da soli, magari con l’aiuto della ditta, è una scelta davvero poco saggia. Dopo aver stilato la “lista dei desideri” e individuato il budget è fondamentale rivolgersi a un professionista esperto per studiare insieme a lui alcune soluzioni distributive ottimali (e normativamente fattibili) a partire dalle quali disegnare il progetto definivo.
Far redigere capitolato e stima dei lavori Definito il progetto, il vostro progettista potrà stilare il capitolato dei lavori di ristrutturazione necessari e stimarne il costo usando bollettini provinciali o prezzari regionali. La stima di massima vi permetterà di valutare eventuali modifiche da apportare al progetto e sarà lo strumento indispensabile per selezionare l’impresa che eseguirà i lavori.
Chiedere i preventivi alle ditte esecutrici Per reperire l’impresa esecutrice sarà sufficiente inviare alle ditte del posto, anche se non le conoscete, il capitolato lavori e chiedere il preventivo e, per capire se l’impresa è all’altezza delle vostre aspettative, il portfolio di lavori analoghi già eseguiti dalla ditta. Attenzione: la stima dei lavori fatta del professionista vi aiuterà a valutare la congruità dei prezzi proposti della ditta e scartare i preventivi troppo alti ma anche quelli troppo bassi.
Firmare un contratto chiaro con l’impresa L’ultimo passo da affrontare prima di iniziare i lavori, che garantirà sia voi che l’impresa, è la firma del contratto di appalto. Un buon contratto è scritto in maniera semplice e contiene almeno l’indicazione dei soggetti responsabili, la descrizione delle lavorazioni e l’importo complessivo pattuito per la ristrutturazione, riporta come allegato il capitolato con i prezzi unitari, contiene modi e tempi di avanzamento lavori e dei relativi pagamenti, detta prescrizioni su ritardi, varianti o controversie.
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giovedì 6 luglio 2017
Ristrutturare un immobile ne accresce il valore fino al 19%
Ristrutturare un immobile ne accresce il valore fino al 19%
Proprio di recente Immobiliare.it ha svolto un’analisi sui Millennials scoprendo come si tratti di un target molto interessante per il mercato immobiliare, ma poco sfruttato a causa dell’età degli immobili italiani e del loro essere trascurati. Ristrutturare, però, non è solo la soluzione per attirare maggiormente questo pubblico, ma consente anche di aumentare il valore dell’immobile: lo sostiene uno studio realizzato in questi giorni da Immobiliare.it e ProntoPro.it.
Il sito specializzato nella ricerca di professionisti, anche legati al mondo dei lavori in casa, ha calcolato i costi di due pacchetti di interventi di ristrutturazione, uno volto a migliorare le condizioni di una casa, l’altro ad aumentarne il confort. Immobiliare.it ha invece calcolato quanto questi lavori impattino sul prezzo di vendita o di affitto, prendendo come riferimento un bilocale da 52 metri quadrati in uno dei grandi centri urbani italiani.
Ne è emerso che ristrutturando il bagno, tinteggiando le pareti, riqualificando l’impianto elettrico e installando infissi nuovi, a fronte di una spesa di 5.700 euro l’immobile acquista il 12% in più di valore al momento della vendita e il 14% in più qualora si decidesse di concederlo in locazione. Se il prezzo richiesto aumenta, diminuiscono i tempi di permanenza sul mercato in entrambi i casi.
Se ai precedenti lavori, che migliorano la condizione della casa, si aggiunge anche l’installazione delle zanzariere, un impianto antifurto e un sistema di climatizzazione, per un totale speso di 2.000 euro, il prezzo richiesto per il bilocale in vendita salirebbe del 7% e il canone d’affitto potrebbe essere maggiorato ancora dell’8%.
Ne è emerso che ristrutturando il bagno, tinteggiando le pareti, riqualificando l’impianto elettrico e installando infissi nuovi, a fronte di una spesa di 5.700 euro l’immobile acquista il 12% in più di valore al momento della vendita e il 14% in più qualora si decidesse di concederlo in locazione. Se il prezzo richiesto aumenta, diminuiscono i tempi di permanenza sul mercato in entrambi i casi.
Se ai precedenti lavori, che migliorano la condizione della casa, si aggiunge anche l’installazione delle zanzariere, un impianto antifurto e un sistema di climatizzazione, per un totale speso di 2.000 euro, il prezzo richiesto per il bilocale in vendita salirebbe del 7% e il canone d’affitto potrebbe essere maggiorato ancora dell’8%.
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venerdì 9 settembre 2016
Ecobonus del 65% ai condomini, in cosa consiste il piano Delrio-Morando
Ecobonus del 65% ai condomini, in cosa consiste il piano Delrio-Morando
Il governo sembra aver accolto la proposta dell’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie: estendere ai grandi condomini l’ecobonus del 65% già in vigore per le riqualificazioni energetiche. Un intervento da inserire nella prossima legge di Stabilità e il cui costo verrebbe anticipato da un fondo da 4-5 miliardi costituito da Cassa depositi e prestiti insieme a “soggetti privati come banche e operatori di settore”. L’Enea ha pensato a un meccanismo che prevederebbe l’intervento di Cdp per finanziare i lavori, in questo modo sarebbe possibile superare il problema dell’incapienza fiscale e della difficoltà di cedere il credito alle imprese che hanno eseguito i lavori in condominio. La proposta sembra essere stata favorevolmente accolta dal ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, e dal viceministro dell’Economia, Enrico Morando, prevedendo l’introduzione di una figura intermedia, Esco o multiutility, che si faccia garante degli interventi. Il governo ha deciso di snellire le procedure e creare un fondo che anticipi la spesa delle aziende. Tale fondo fornirà i soldi a una Esco, società di specializzazione in lavori di riqualificazioni, o a una multiutility. Il 65% tornerà alla Esco negli anni in detrazioni (di fatto una cessioni di credito). Il 10% del costo sarà anticipato dai condomini che pagheranno il resto in bolletta come per il canone Rai, con un piccolo interesse. Secondo Delrio, il mercato potenziale vale tra i 10 e i 12 miliardi. Il nuovo meccanismo si applicherebbe agli interi edifici condominiali, in ottica di un efficientamento profondo con il beneficio esteso a tutte le unità del condominio. Il costo degli interventi verrebbe finanziato per il 90% da un fondo ad hoc, mentre il rimanente 10% resterebbe a carico dei proprietari. Il fondo recupererebbe in 10 anni il 65% dell’investimento attraverso il bonus Irpef e in parte sarebbe rimborsato con una quota minore a carico degli inquilini del palazzo, pagabile a rate su un orizzonte decennale. Il piano del governo è stato accolto favorevolmente da Legambiente. In una nota, Edoardo Zanchini, vicepresidente nazionale di Legambiente, ha affermato: “La proposta del Ministro Delrio, di puntare sulla riqualificazione energetica degli edifici condominiali va nella giusta direzione per rilanciare l’economia: rilanciando il settore edilizio, in crisi da tempo, puntando proprio sulla riqualificazione energetica diffusa delle città italiane”. Legambiente ha poi sottolineato che sono circa venti milioni gli italiani che vivono in edifici condominiali dove pagano bollette che possono arrivare fino a 2mila euro per il riscaldamento. Edifici colabrodo da un punto di vista energetico che, per ottenere un’adeguata climatizzazione, contribuiscono enormemente all’inquinamento delle città. Secondo Legambiente, l’intervento nella Legge di stabilità dovrebbe perseguire tre obiettivi fondamentali, in grado di far superare le barriere oggi esistenti per questi interventi.
- Dare certezza all’ecobonus per le riqualificazione energetica attraverso una proroga di almeno tre anni, indispensabile per permettere gli interventi anche dove occorre ottenere il consenso dei diversi condomini.
- Revisione delle detrazioni fiscali previste dagli ecobonus, per premiare la riduzione dei consumi energetici da parte delle famiglie. Bisogna superare l’attuale divisione degli incentivi - al 50% la detrazione per interventi senza obblighi energetici e al 65% gli altri - per passare a un sistema trasparente e premiale legato al salto di classe energetica delle abitazioni, in modo da garantire davvero alle famiglie una riduzione dei consumi per il riscaldamento e delle bollette.
- Semplificazione degli interventi di retrofit energetico degli edifici, per superare il paradosso per cui nel nostro Paese gli interventi per realizzare cappotti termici e schermature solari con obiettivi di riduzione energetica e miglioramento della qualità degli edifici sono difficilissimi da realizzare, quando invece, proprio in quegli edifici costruiti a partire dagli anni Cinquanta ciò sarebbe una vera necessità, oltre che una grande opportunità per riqualificare complessivamente il patrimonio abitativo delle città.
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Il governo sembra aver accolto la proposta dell’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie: estendere ai grandi condomini l’ecobonus del 65% già in vigore per le riqualificazioni energetiche. Un intervento da inserire nella prossima legge di Stabilità e il cui costo verrebbe anticipato da un fondo da 4-5 miliardi costituito da Cassa depositi e prestiti insieme a “soggetti privati come banche e operatori di settore”. L’Enea ha pensato a un meccanismo che prevederebbe l’intervento di Cdp per finanziare i lavori, in questo modo sarebbe possibile superare il problema dell’incapienza fiscale e della difficoltà di cedere il credito alle imprese che hanno eseguito i lavori in condominio. La proposta sembra essere stata favorevolmente accolta dal ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, e dal viceministro dell’Economia, Enrico Morando, prevedendo l’introduzione di una figura intermedia, Esco o multiutility, che si faccia garante degli interventi. Il governo ha deciso di snellire le procedure e creare un fondo che anticipi la spesa delle aziende. Tale fondo fornirà i soldi a una Esco, società di specializzazione in lavori di riqualificazioni, o a una multiutility. Il 65% tornerà alla Esco negli anni in detrazioni (di fatto una cessioni di credito). Il 10% del costo sarà anticipato dai condomini che pagheranno il resto in bolletta come per il canone Rai, con un piccolo interesse. Secondo Delrio, il mercato potenziale vale tra i 10 e i 12 miliardi. Il nuovo meccanismo si applicherebbe agli interi edifici condominiali, in ottica di un efficientamento profondo con il beneficio esteso a tutte le unità del condominio. Il costo degli interventi verrebbe finanziato per il 90% da un fondo ad hoc, mentre il rimanente 10% resterebbe a carico dei proprietari. Il fondo recupererebbe in 10 anni il 65% dell’investimento attraverso il bonus Irpef e in parte sarebbe rimborsato con una quota minore a carico degli inquilini del palazzo, pagabile a rate su un orizzonte decennale. Il piano del governo è stato accolto favorevolmente da Legambiente. In una nota, Edoardo Zanchini, vicepresidente nazionale di Legambiente, ha affermato: “La proposta del Ministro Delrio, di puntare sulla riqualificazione energetica degli edifici condominiali va nella giusta direzione per rilanciare l’economia: rilanciando il settore edilizio, in crisi da tempo, puntando proprio sulla riqualificazione energetica diffusa delle città italiane”. Legambiente ha poi sottolineato che sono circa venti milioni gli italiani che vivono in edifici condominiali dove pagano bollette che possono arrivare fino a 2mila euro per il riscaldamento. Edifici colabrodo da un punto di vista energetico che, per ottenere un’adeguata climatizzazione, contribuiscono enormemente all’inquinamento delle città. Secondo Legambiente, l’intervento nella Legge di stabilità dovrebbe perseguire tre obiettivi fondamentali, in grado di far superare le barriere oggi esistenti per questi interventi.
- Dare certezza all’ecobonus per le riqualificazione energetica attraverso una proroga di almeno tre anni, indispensabile per permettere gli interventi anche dove occorre ottenere il consenso dei diversi condomini.
- Revisione delle detrazioni fiscali previste dagli ecobonus, per premiare la riduzione dei consumi energetici da parte delle famiglie. Bisogna superare l’attuale divisione degli incentivi - al 50% la detrazione per interventi senza obblighi energetici e al 65% gli altri - per passare a un sistema trasparente e premiale legato al salto di classe energetica delle abitazioni, in modo da garantire davvero alle famiglie una riduzione dei consumi per il riscaldamento e delle bollette.
- Semplificazione degli interventi di retrofit energetico degli edifici, per superare il paradosso per cui nel nostro Paese gli interventi per realizzare cappotti termici e schermature solari con obiettivi di riduzione energetica e miglioramento della qualità degli edifici sono difficilissimi da realizzare, quando invece, proprio in quegli edifici costruiti a partire dagli anni Cinquanta ciò sarebbe una vera necessità, oltre che una grande opportunità per riqualificare complessivamente il patrimonio abitativo delle città.
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giovedì 7 luglio 2016
Stufe e caminetti: tre motivi per pensarci d’estate
Stufe e caminetti: tre motivi per pensarci d’estate
Il mercato delle stufe e dei caminetti è molto simile a quello dei condizionatori: nessuno ci pensa finché non ne sente la necessità. I problemi di riscaldamento sembrano lontani quando si è sotto l’ombrellone, esattamente come non si sente il bisogno di un condizionatore quando si ha addosso il maglione. In realtà è proprio l’estate il periodo perfetto per acquistare una stufa o un caminetto, o almeno per iniziare a pensarci. Anche se ci stiamo godendo la bella stagione, è proprio questo il momento giusto per pensare ad una soluzione di riscaldamento pratica ed ecologica come una stufa o un caminetto. Ci sono almeno tre buoni motivi per farlo:
1. L’acquisto è più conveniente. Non è raro che proprio in primavera/estate i rivenditori facciano sconti speciali sui propri stock a magazzino.
2. I lavori si effettuano più comodamente. Se si devono eseguire dei lavori in casa, è ovvio che la bella stagione è in assoluto la più idonea.
3. Rivenditori e installatori sono più disponibili. L’estate è un momento di calma per rivenditori e tecnici del riscaldamento. È il momento giusto per approfittarne e per risolvere ogni più piccolo dubbio, ma soprattutto per far venire un tecnico a casa propria.
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Il mercato delle stufe e dei caminetti è molto simile a quello dei condizionatori: nessuno ci pensa finché non ne sente la necessità. I problemi di riscaldamento sembrano lontani quando si è sotto l’ombrellone, esattamente come non si sente il bisogno di un condizionatore quando si ha addosso il maglione. In realtà è proprio l’estate il periodo perfetto per acquistare una stufa o un caminetto, o almeno per iniziare a pensarci. Anche se ci stiamo godendo la bella stagione, è proprio questo il momento giusto per pensare ad una soluzione di riscaldamento pratica ed ecologica come una stufa o un caminetto. Ci sono almeno tre buoni motivi per farlo:
1. L’acquisto è più conveniente. Non è raro che proprio in primavera/estate i rivenditori facciano sconti speciali sui propri stock a magazzino.
2. I lavori si effettuano più comodamente. Se si devono eseguire dei lavori in casa, è ovvio che la bella stagione è in assoluto la più idonea.
3. Rivenditori e installatori sono più disponibili. L’estate è un momento di calma per rivenditori e tecnici del riscaldamento. È il momento giusto per approfittarne e per risolvere ogni più piccolo dubbio, ma soprattutto per far venire un tecnico a casa propria.
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