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lunedì 25 febbraio 2019

Sismabonus 2019, per ottenere la detrazione conta la data di inizio lavori

Sismabonus 2019, per ottenere la detrazione conta la data di inizio lavori
Per poter usufruire del sismabonus 2019 è necessario risalire alla data esatta in cui sono iniziati i lavori e alla natura dell'intervento, che deve rientrare nell'ambito della manutenzione straordinaria e non della nuova costruzione.
A spiegarlo l'Agenzia delle Entrate con la risposta 62/2019. Secondo quanto spiegato, il sismabonus è stato introdotto con la Legge di Bilancio 2017, di conseguenza possono accedere alla detrazione fiscale gli interventi di adeguamento o miglioramento antisismico iniziati dal 1° gennaio 2017.
Il caso esaminato dal Fisco riguarda un contribuente che ha richiesto il sismabonus e ha presentato la Scia a novembre 2016, poi modificata a gennaio 2017 in seguito ad alcune richieste di integrazione. L'Agenzia elle Entrate ha suggerito di chiedere all'Ufficio tecnico del Comune quale data ha tenuto in considerazione per avviare il procedimento.
Questo perché per ottenere il sismabonus è importante la data di avvio della procedura di autorizzazione. In questo caso, se la procedura di autorizzazione è iniziata con la Scia presentata a novembre 2016, quando il sismabonus ancora non esisteva, il contribuente può ottenere il bonus ristrutturazioni; se invece la proceura di autorizzazione è partita a gennaio 2017, si può ottenere il simabonus.
Il sismabonus è una detrazione per le spese sostenute per la messa in sicurezza antisismica degli immobili compresi nelle zone ad alta pericolosità.
La detrazione del sismabonus 2019 riguarda i costi sostenuti a partire dal 1° gennaio 2017 fino al 31 dicembre 2021 ed è uguale al 70% delle spese sostenute: nel caso in cui gli interventi effettuati portino a una riduzione di una classe di rischio sismico. Nel caso in cui l'intervento porti alla riduzione di due classi di rischio, la detrazione è elevata all'80%.
La detrazione del sismabonus è valida per un limite massimo di spese pari a 96mila euro per unità immobiliare e deve essere ripartita in cinque quote annuali di pari importo. Nel caso in cui gil interventi di riduzione del rischio sismisco siano realizzati su parti condominiali, le detrazioni sono rispettivamente del 75% e dell'85%. La detrazione riguarda gli edifici compresi nelle zone 1 e 2, quelle ad alta pericolosità sismica, ma da quest’anno anche nella zona 3.
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mercoledì 20 febbraio 2019

La pre-delibera del mutuo: cos'è e come funziona

La pre-delibera del mutuo: cos'è e come funziona
Sai già di voler comprare casa con un mutuo ma non l'hai ancora trovata? Niente paura: si può usare lo strumento della pre-delibera del mutuo.
Cos'è la pre-delibera del mutuo
La pre-delibera del mutuo è una sorta di impegno da parte della banca a concedere un mutuo ad un futuro cliente che non abbia ancora individuato l'immobile da acquistare ma già abbia le garanzie sufficienti a stipulare un finanziamento. Spesso infatti accade che l'interesato chieda il mutuo attraverso l'iter necessario, ma agli ultimi step del procedimento si ritrovi negato il finanziamento da parte della banca, a causa magari del troppo tempo passato, che può modificare le condizioni. Con la pre-delibera questo rischio è scongiurato.
Come funziona la pre-delibera del mutuo
Come funziona la pre-delibera del mutuo? Per impegnarsi all'erogazione dei fondi, la banca o l'ente finanziatore procede preliminarmente all'analisi del merito di solvibilità del futuro cliente, anche in assenza dell'immobile da acquistare. Dopo aver vagliato la situazione reddituale e le garanzie fornite dal cliente, l'istituto di credito si pronuncia sulla sua solvibilità e sulla cifra massima che potrà concedergli in prestito. A questo punto, sapendo su quale cifra potrà contare, il cliente potrà orientare la propria scelta in un immobile da acquistare. Attenzione però: l'offerta della banca non è a tempo indeterminato ma ha una scadenza definita, solitamente intorno ai sei mesi.
Pre-delibera del mutuo: vantaggi
I vantaggi della pre-delibera sono, per il cliente, il conoscere a priori la disponibilità della banca a concedergli il mutuo, e il conoscere in anticipo la cifra che potrà ottenere. In questo modo potrà concludere il suo affare immobiliare senza brutte sorprese. Anche la banca, dal canto suo, potrà pianificare il prestito conoscendo in anticipo le garanzie disponibili del futuro mutuatario, assicurandosi un nuovo cliente verificato.
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venerdì 15 febbraio 2019

Il garante del mutuo: chi è e cosa fa


Il garante del mutuo: chi è e cosa fa
Quando si accende un mutuo, non sempre le garanzie che è possibile fornire sono sufficienti. È allora che può rendersi necessario un garante. Vediamo chi è questa figura.
Mutuo, quali garanzie chiede la banca
Gli intermediari finanziari, prima di concedere un prestisto o un mutuo, chiedono specifiche garanzie sulla solvibilità del cliente. La banca, o chi eroga il finanziamento, in altre parole deve accertarsi che il mutuatario sia in grado di rimborsa le rate del prestito e che se non sarà in grado di farlo, al finanziatore sarà comunque possibile rivalersi su altri bene per poter  rientrare della somma erogata.
Innanzitutto, quindi, si valuta il merito creditizio del cliente; solitamente si richiede che la rata del metuo non superi un terzo del suo reddito percepito e, qualora tale percentuale non venisse rispettata, il prestito può anche essere negato. Oltre al merito creditizio, poi, la banca o l'ente finanziatore può richiedere ulteriori garanzie, solitamente di due tipi: reali e personali.
Garanzie reali e personali per un mutuo
Le garanzie reali, nel caso di un mutuo immobiliare, consistono nell'ipoteca di primo grado, ovvero di un diritto reale che garantisc al creditore la possibilità di esproriare l'immobile in caso di insolvenza e di venderlo all'asta per ottenere la somma residua.
Le garanzie personali si incarnano nella figura del garante. La normativa a cui fare riferimento è quella legata agli articoli 1936 e seguenti del codice civile, in tema di fideiussione. La persona che firma come garante, in particolare, è un soggetto a terzo rispetto al mutuatario e assicura alla banca l'adempimento delle obbligazioni, nel caso il debitore principale non sia più in grado di onorare il prestito.
L'azione del garant quindi viene solo ed esclusivamente nel momento in cui il mutuatario si dovesse mostrare insolvente (mentre se il pagamento delle rate dovesse procedere regolarmente, il garante potrebbe non dover mai intervenire per tutta la durata del contratto). In questo caso, la banca può richiedere al garante le somme non rimborsate, fino all'importo massimo stabilito nel contratto stesso.
Dato che la garanzia è di natura personale, il garante risponde con tutto il suo patrimonio. In caso fossero previsti più garanti: in tale ipotesi, ciascuno risponderà pro-quota, pur rimanendo obbligato in solido con gli altri fideiussori. Allo stesso tempo, però, il garante non ha diritti sull'immobile, né di proprietà (in quanto non risulta come intestatario) né di possesso. Di conseguenza non potrà nemmeno detrarre fiscalmente gli interessi passivi del mutuo.
Come togliersi da garante del mutuo
Chi è il garante del mutuo? Solitamente si tratta di un familiare del mutuatario, o di un soggetto legato da rapporti di natura sentimentale, personale o professionale con l’aspirante mutuatario. Il legame tra garante e mutuatario in ogni caso deve essere ben forte, perché la tentazione di voler essere sollevati da questo incarico a volte è grande.
Per essere liberati di tale responsabilità, occorre che la banca dia il suo consenso, in quanto una variazione delle garanzie va a danno di quest’ultima. Eventualmente la banca potrebbe acconsentire a fronte di garanzie aggiuntive fornite dal mutuatario

martedì 12 febbraio 2019

Quanto si spende per comprare casa?

Quanto si spende per comprare casa?
Aumenta la disponibilità di spesa degli italiani per comprare casa. Lo rileva l'Ufficio Studi di Tecnocasa.
Crescita lieve dei prezzi immobiliari nelle grandi città e aumento del reddito disponibile sono alla base dell'aumento della disponibilità di spesa per l'acquisto della propria abitazione rilevato dall'Ufficio Studi di Tecnocasa. Secondo la rilevazione, infatti, a gennaio 2019 si è registrato un generale aumento della percentuale di chi destina un capitale più elevato all'acquisto della casa.
I dati Istat suffragano questi dati indicando, da un lato, un lieve aumento della fiducia dei consumatori da 113,2 a 114 punti nel gennaio 2019, dall'altro un aumento del reddito disponibile, che nel terzo trimestre 2018 è cresciuto dello 0,1% rispetto al trimestre precedente, mentre i consumi sono cresciuti dello 0,3%. Cosa che ha causato una lieve diminuzione della propesione al risparmio a favore della propensione alla spesa: la prima è stata pari all'8,3%, in diminuzione di 0,2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente.
Una voglia di spesa che si è riverberata, secondo Tecnocasa, sull'acquisto della propria casa. La maggiore concentrazione della disponibilità di spesa si rileva a gennaio ancora nella fascia più bassa, fino a 119 mila euro (27,5%). Segue con il 24,3% la fascia da 120 e 169 mila euro ed infine quella compresa tra 170 a 249 mila euro con il 21,6%.
Si discostano rispetto alla media le grandi città. In particolare:
- Roma e Milano dove la maggioranza delle richieste riguarda immobili dal valore tra 250 e 349 mila euro (24,4%) per Roma e Milano (23%). Milano, rispetto a sei mesi fa, compie un salto in questa fascia di spesa più elevata;
- Firenze con una maggiore concentrazone nella fascia compresa tra 170 e 249 mila euro (34,9%);
- Bologna dove incide maggiormente la fascia di spesa tra 120 e 169 mila euro con il 33,3%.
Nelle altre grandi città, Bari, Genova, Napoli, Palermo, Torino e Verona la disponibilità di spesa resta concentrata nella fascia di spesa inferiore a 120 mila euro.
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venerdì 8 febbraio 2019

Arredamento: i software per creare anteprime 3D della propria casa

Arredamento: i software per creare anteprime 3D della propria casa
Quante volte avete pensato di cambiare la disposizione dei mobili o di rinnovare l'arredamento di una stanza, ma poi avete rinunciato per mancanza di idee? Con i software di progettazione adesso è possibile ottenere un'anteprima realistica in 3D senza bisogno di acquistare armadi, letti o divani nuovi. Bastano pochi clic per avere una piantina dettagliata della casa con tutte le possibili soluzioni.
I principali siti gratuiti
Ecco i software più diffusi e semplici da utilizzare, che consentono di importare la planimetria della vostra abitazione per poi sbizzarrirci con la fantasia.
- Sweet Home 3D: è un’applicazione di design d’interni che permette di realizzare ambienti bidimensionali, suddivisi per camere e navigabili in modalità 3D. Si tratta di un progetto open source tradotto anche in italiano, utilizzabile tramite Windows e MacOS. Oltre a scaricare il programma, potete provare la versione web (necessaria però l’installazione di un plugin di Java). 
- Ikea Home Planner: del tutto gratuito e anche in italiano, il software si può utilizzare sia in negozio sia da casa. L’applicazione online di Ikea permette di attingere in modo rapido al catalogo dell’azienda, così da creare arredamenti completi, suddivisi per stanze. 
- SketchUp: è un software più professionale (e quindi anche più complesso da utilizzare) di proprietà di Google per piattaforme Windows e MacOS. La versione Pro è a pagamento, mentre SketchUp Make è gratis. 
- EasyHome HomeStyler: una versione online, molto chiara e minimale, gratis e disponibile anche in italiano.
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Castelbellino Stazione, Appartamento indipendente di 68 mq. al piano terra con corte esclusiva

Castelbellino Stazione
A pochi minuti da Jesi, Appartamento indipendente di 68 mq. sito al piano terra di recente costruzione. L'immobile è così suddiviso: Soggiorno con angolo cottura, camera matrimoniale, cameretta, bagno ed ampio terrazzo chiuso. Finitura di pregio e pavimentazione in parquet nella zona notte. Completano la proprietà ampio garage ottimamente attrezzato e corte esclusiva piastrellata.
Possibilità di acquistare la soluzione già arredata.
ACA 3168 euro 130.000
Per maggiori informazioni vi invitiamo a telefonare al numero 0731.206860
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giovedì 7 febbraio 2019

Comunicazione Enea entro febbraio 2019, cosa sapere

Comunicazione Enea entro febbraio 2019, cosa sapere
Entro il 19 febbraio 2019 è necessario effettuare la comunicazione Enea dei lavori di ristrutturazione conclusi tra il 1° gennaio e il 21 novembre 2018.
La comunicazione Enea dei lavori di ristrutturazione entro il 19 febbraio 2019 è obbligatoria per gli interventi che comportano un risparmio energetico, sia per le ristrutturazioni che per l'acquisto di elettrodomestici. E' bene dunque sottolineare che l'obbligo non riguarda tutti i lavori effettuati, ma solo le tipologie comprese tra quelle che comportano un risparmio energetico, ma che non fanno parte delle spese ammesse in detrazione con l'ecobonus.
La data del 19 febbraio 2019 corrisponde ai 90 giorni messi a disposizione dopo il lancio del portale online necessario per adempiere al nuovo obbligo. Per poter trasmettere i dati è necessario accedere al sito ristrutturazioni2018.enea.it. Una volta entrati nel sito web bisogna effettuare la registrazione, quindi insereire i dati del beneficiario e dell'immobile, compilare la scheda descrittiva degli interventi, procedere con il riepilogo e la trasimissione.
Per quanto riguarda le strutture edilizie, gli interventi riguardano:
- la riduzione della trasmittanza delle pareti verticali che delimitano gli ambienti riscaldati dall'esterno, dai vani freddi e dal terreno;
- la riduzione delle trasmittenze delle strutture opache orizzontali e inclinate (coperture) che delimitano gli ambienti riscaldati dall'esterno e dai vani freddi;
- la riduzione della trasmittenza termica dei pavimenti che delimitano gli ambienti riscaldati dall'esterno, dai vani freddi e dal terreno.
Per quanto riguarda gli infissi, gli interventi riguardano:
- la riduzione della trasmittanza dei serramenti comprensivi di infissi che delimitano gli ambienti riscaldati dall'esterno e dai vani freddi.
Per quanto riguarda gli impianti tecnologici, gli interventi riguardano:
- l'installazione di collettori solari (solare termico) per la produzione di acqua calda sanitaria e/o il riscaldamento degli ambienti;
- la sostituzione di generatori di calore con caldaie a condensazione per il riscaldamento degli ambienti (con o senza produzione di acqua calda sanitaria) o per la sola produzione di acqua calda per una pluralità di utenze ed eventuale adeguamento dell'impianto;
- i microcongeneratori (Pe<50kWe);
- lo scaldacqua a pompa di calore; i generatori di calore biomassa;
- l'installazione di sistemi di contabilizzazione del calore negli impianti centralizzati per una pluralità di utenze;
- l'installazione di sistemi di termoregolazione e building automation;
- l'installazione di impianti fotovoltaici.
In merito agli elettrodomestici (solo se collegati ad un intervento di recupero del patrimonio edilizio iniziato a decorrere dal 1° gennaio 2017), si parla di: forni, frigoriferi, lavastoviglie, piani cottura elettrici, lavasciuga e lavatrici.
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mercoledì 6 febbraio 2019

Casa ecosotenibile, perchè conviene l'impatto zero

Casa ecosostenibile, perchè conviene l'impatto zero
Scegliere una casa ecosostenibile, che non inquini e che produca in maniera autosufficiente l’energia, non è solo una questione di rispetto ambientale ma anche di risparmio economico. L’impatto zero non solo riduce in maniera considerevole l’inquinamento, ma anche gli importi in bolletta. Se vi state chiedendo perché scegliere una casa ecologica, ecco qualche risposta.
A fronte di un investimento iniziale mediamente più alto (anche se con una casa prefabbricata si risparmia molto) rispetto a quanto necessario per acquistare una casa “tradizionale”, un immobile a impatto zero permette di risparmiare cifre molto considerevoli sul lungo periodo, confermandosi un investimento intelligente sia per il portafoglio che per l’ambiente.
Tuttavia, è possibile anche abbattere i costi iniziali. Ormai da anni, infatti, le direttive sia europee che italiane sono orientate nell’ottica di incentivare l’acquisto o la ristrutturazione di case ecosostenibili. Tanto per fare un esempio, la legge di Bilancio 2019 ha confermato gli sgravi fiscali Irpef o Ires fino al 65% per:
- chi riduce il fabbisogno energetico per il riscaldamento;
- per chi opera coibentazioni;
- per chi sostituisce infissi o finestre;
- per chi installa pannelli solari.
Ma è un progetto che parte da lontano, quello di promuovere una nuova cultura dell’abitare in ottica ecosostenibile. La prima direttiva europea, infatti, risale al 2010 e stabiliva che tutti gli edifici di nuova costruzione entro il 2020 sarebbero dovuti essere a energia quasi zero (scadenza fissata al 31 dicembre 2018 invece per gli edifici occupati da enti pubblici). La tabella di marcia poi è stata corretta, posticipando il limite al 2050 con tappe intermedie di verifica nel 2030 e 2040.
L’obiettivo europeo è che progressivamente si costruiscano e ristrutturino case solo nell’ottica dell’impatto quasi zero, con un fabbisogno energetico esterno praticamente nullo e coperto da fonti rinnovabili. Nel 2015, infatti, la riduzione delle emissioni dovrebbe assestarsi in una forbice tra l’80 e il 95% in meno rispetto a quanto si registrava nel 1990.
Ma come fare per raggiungere l’obiettivo? La parola magica è investimenti, che nel caso delle case ecosostenibili sono anche sicuri, garantendo un ampio margine di ritorno sul lungo periodo. Tanto per fare un esempio, installare un pannello fotovoltaico su un tetto con esposizione a sud e in una posizione geografica soleggiata nel centro Italia costa mediamente 18.000 euro.
Ma lo stesso pannello produce anche 4.000/4.500 kwh all’anno, il che significa anche un incasso che oscilla tra i 1.760 e i 1.980 euro, che consentono di ammortizzare la spesa iniziale nel giro di nove o undici anni. I pannelli solari sono garantiti per 20 anni e durante questo periodo si ottiene in media un rendimento del 5,3%.
A questo va aggiunto che non si deve neanche pagare la bolletta, risparmiando quindi ulteriori 700 euro l’anno di spese energetiche. Impiantando una pala eolica sul tetto di una casa ecosostenibile, per una spesa dai 2.500 ai 3.500 euro, la produzione di energia oscilla tra 1.500 e 2.500 ore l’anno.
Fondamentale, per puntare su una casa a basse emissioni, è anche la scelta degli elettrodomestici (ma non solo) che devono essere delle classe energetiche più performanti (classe A). Anche i piani cottura possono evitare la dispersione di calore e con un indice di efficienza del 90% contro il 60% dei piani elettrici in vetroceramica e il 50% dei piani a gas, riducendo anche i tempi di cottura. Si può risparmiare sui consumi dell’acqua applicando un rubinetto con miscelatore e impianto sottolavello per micro-filtrare, raffreddare e rendere frizzante l’acqua potabile realizzando un risparmio pari a 500€ l’anno che è la spesa media di una famiglia italiana per l’acquisto di acqua minerale.

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mercoledì 10 gennaio 2018

Nel 2018 nessun grande cambiamento nelle rate dei mutui variabili

Nel 2018 nessun grande cambiamento nelle rate dei mutui variabili
Grazie al contributo della Bce, che continuerà a immettere liquidi sui mercati anche nel 2018, i due terzi delle famiglie italiane, ovvero quelle che hanno sottoscritto un mutuo a tasso variabile, potranno dormire sonni tranquilli.
La tregua continua

Secondo gli esperti, nel nostro paese come in tutta l’Eurozona la situazione dovrebbe rimanere stazionaria ancora a lungo: non si prevedono aumenti nei tassi di interesse per buona parte del 2018 e forse addirittura oltre. Ciò significa che le rate dei mutui variabili rimarranno al di sotto delle medie storiche, per la gioia delle numerose famiglie che li hanno scelti o che li sceglieranno nei prossimi mesi (sebbene gli ultimi tre anni abbiano visto una netta prevalenza dei prodotti a tasso fisso).
Ulteriori previsioni
Se l’Euribor, che viene utilizzato come strumento per determinare gli interessi da versare, si manterrà su valori negativi, l’Eurirs, usato come base per il calcolo dell’interesse fisso, subirà molto probabilmente un rialzo. Tuttavia, anche grazie alle offerte promosse dalle diverse banche nazionali, è probabile che la maggior parte delle famiglie italiane seguirà il trend del 2017: anno in cui si è registrato il boom di mutui a tasso fisso. In linea generale, è infine ragionevole supporre una diminuzione delle erogazioni. Questo perché le richieste di surroga (cioè il trasferimento di un mutuo presso un altro istituto bancario a condizioni più favorevoli) continueranno a scendere, dal momento che sarà difficile migliorare la situazione attuale.
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venerdì 5 gennaio 2018

Legge di Bilancio 2018, le novità sul bonus mobili

Legge di Bilancio 2018, le novità sul bonus mobili
La legge di Bilancio 2018 ha prorogato il bonus per l’acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici, incentivo legato ai lavori di ristrutturazione. Ecco quello che serve sapere sulla detrazione fiscale per l’acquisto di arredi ed elettrodomestici.
La legge di Bilancio 2018 ha prorogato di un anno, fino al 31 dicembre 2018, la detrazione al 50% per le spese relative all’acquisto di mobili e di elettrodomestici di classe non inferiore ad A+ (A per i forni), entro il limite di spesa di 10.000 euro.
La detrazione spetta solo in connessione agli interventi di ristrutturazione edilizia iniziati a decorrere dal 1° gennaio 2017. Per avere l’agevolazione è necessario realizzare una ristrutturazione edilizia (e usufruire della relativa detrazione), sia su singole unità immobiliari residenziali sia su parti comuni di edifici, sempre residenziali.
Per gli interventi effettuati nel 2017, ovvero per quelli iniziati nel medesimo anno e proseguiti nel 2018, l’ammontare complessivo massimo di 10.000 euro deve essere calcolato al netto delle spese sostenute nell’anno 2017 per le quali si è fruito della detrazione.
Il bonus mobili, dunque, può essere richiesto per un importo massimo di 10.000 euro di spesa. L’agevolazione consiste in una detrazione del 50% del costo sostenuto, da ripartire in 10 rate tra gli aventi diritto. Per beneficiare dello sconto fiscale sarà necessario inserire le spese sostenute nella dichiarazione dei redditi.
Il limite dei 10.000 euro riguarda la singola unità immobiliare, comprensiva delle pertinenze, o la parte comune dell’edificio oggetto di ristrutturazione. Il contribuente che esegue lavori di ristrutturazione su più unità immobiliari avrà diritto più volte al beneficio.
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mercoledì 13 dicembre 2017

Mercato residenziale: in Europa si ricomincia a costruire

Mercato residenziale: in Europa si ricomincia a costruire
Con la crisi immobiliare alle spalle, in Europa si ricomincia a costruire nel residenziale: lo confermano le ultime analisi illustrate da alcuni operatori del settore a Casa 24, il canale casa de Il Sole 24 Ore.
Nuove costruzioni nelle principali città d’Europa
A Berlino si attende la realizzazione di 45 mila unità immobiliari nelle aree urbane della città. 450 mila nuove case, invece, previste per Stoccolma nei prossimi cinque anni: in particolare, nell’area di Hagastaden nascerà per il 2025 un nuovo quartiere con residenze, aziende, università e attività ricreative.
A Parigi, tra le nuove costruzioni nel residenziale, si distingue il progetto “In Vivo” sulla Rive Gauche, caratterizzato da tre edifici con bio-facciate a sensori solari, terrazze coltivabili e giardini verticali.
Nel nostro Paese si segnala Milano, che ha visto negli ultimi anni una crescita costante della domanda degli investitori verso il residenziale nuovo. L’offerta è distribuita in modo omogeneo nelle aree centrali e periferiche e i prezzi vanno dai 6.500 euro al mq nelle aree semicentrali a oltre 10 mila euro. All’orizzonte sono in arrivo nuovi investimenti di quasi 7,5 miliardi di euro per il 2020.
Una domanda in costante crescita anche per Amsterdam, che vede il continuo afflusso di nuovi residenti che si spostano dalle città più piccole. Tra i progetti più importanti, la riqualificazione del Food Center che prevede circa 200 mila mq destinati a residenziale e 95 mila per logistica e negozi.
Per quanto riguarda la Spagna, le nuove costruzioni non sono sufficienti rispetto alla richiesta e i prezzi sono aumentati del 12% nelle zone top di Madrid e Barcellona. A Londra, invece, i prezzi del nuovo sono in discesa del 3-5%, ma il mercato necessita comunque di altre costruzioni a causa di una costante scarsità di offerta rispetto alla domanda.
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martedì 28 novembre 2017

I sette passi da seguire per ristrutturare casa

I sette passi da seguire per ristrutturare casa
Il pensiero di ristrutturare la propria casa provoca un misto di ansia ed euforia, perché se da una parte non si vede l’ora di gettarsi nell’impresa e vedere tutto completato, dall’altra si temono disguidi e costi occulti. Non lasciatevi spaventare dall’idea della ristrutturazione e seguite questi 7 passi chiave prima di iniziare i lavori per evitare stress inutili e ristrutturare serenamente.
Focalizzare cosa amiamo della casa Se avete scelto di ristrutturare una vecchia casa anziché acquistarne una nuova o già sistemata è perché c’è qualche particolare in quest’abitazione che amate o che vi ha colpito a prima vista: focalizzatelo perché valorizzando questo elemento troverete la chiave del successo della ristrutturazione.
Stilare la lista dei desideri La prima cosa che il vostro progettista vi chiederà sarà cosa volete ottenere dalla ristrutturazione in termini di spazi, atmosfera e funzionalità. Preparate un elenco di idee per la casa che vi piacerebbero e date a ciascuna una priorità come ad esempio: indispensabile, gradito, non necessario ma desiderato.
Definire il budget È importante definire un budget ossia un range di costi che va da un minimo che intendete investire nella vostra casa a un massimo che siete in grado di sostenere con tranquillità, senza esagerare perché anche con poco si può fare molto. Attenzione: non partite dall’idea di spendere il meno possibile senza fissare un budget perché rischiate di rimanere molto delusi dalla qualità della ristrutturazione e di vanificare il vostro investimento.
Progettare insieme a un professionista, non all’impresario edile Un buon progetto è la chiave di volta della ristrutturazione e pensare di fare tutto da soli, magari con l’aiuto della ditta, è una scelta davvero poco saggia. Dopo aver stilato la “lista dei desideri” e individuato il budget è fondamentale rivolgersi a un professionista esperto per studiare insieme a lui alcune soluzioni distributive ottimali (e normativamente fattibili) a partire dalle quali disegnare il progetto definivo.
Far redigere capitolato e stima dei lavori Definito il progetto, il vostro progettista potrà stilare il capitolato dei lavori di ristrutturazione necessari e stimarne il costo usando bollettini provinciali o prezzari regionali. La stima di massima vi permetterà di valutare eventuali modifiche da apportare al progetto e sarà lo strumento indispensabile per selezionare l’impresa che eseguirà i lavori.
Chiedere i preventivi alle ditte esecutrici Per reperire l’impresa esecutrice sarà sufficiente inviare alle ditte del posto, anche se non le conoscete, il capitolato lavori e chiedere il preventivo e, per capire se l’impresa è all’altezza delle vostre aspettative, il portfolio di lavori analoghi già eseguiti dalla ditta. Attenzione: la stima dei lavori fatta del professionista vi aiuterà a valutare la congruità dei prezzi proposti della ditta e scartare i preventivi troppo alti ma anche quelli troppo bassi.
Firmare un contratto chiaro con l’impresa L’ultimo passo da affrontare prima di iniziare i lavori, che garantirà sia voi che l’impresa, è la firma del contratto di appalto. Un buon contratto è scritto in maniera semplice e contiene almeno l’indicazione dei soggetti responsabili, la descrizione delle lavorazioni e l’importo complessivo pattuito per la ristrutturazione, riporta come allegato il capitolato con i prezzi unitari, contiene modi e tempi di avanzamento lavori e dei relativi pagamenti, detta prescrizioni su ritardi, varianti o controversie.
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venerdì 10 novembre 2017

Imu e Tasi 2017, scadenze ed esenzioni

Imu e Tasi 2017, scadenze ed esenzioni
Il 16 dicembre arriverà il tradizionale appuntamento con le tasse sulla casa, le temute Imu e Tasi. Dopo i continui cambiamenti normativi degli ultimi anni, da quest'anno i proprietari pagano  l'imposta sui servizi municipali e la tassa sui servizi indivisibili sugli immobili diversi dall'abitazione principale, mentre è esente la prima casa (a meno che non si tratti di una struttura di lusso). Vediamo le principali informazioni per il versamento del saldo di dicembre, relative alle scadenze e alle esenzioni previste.
Scadenze Imu e Tasi 2017
Nel 2017 la scadenza il saldo è fissata il 16 dicembre. L'acconto di giugno è stato uguale al 50% dell'imposta ed è stato corrisposto con le aliquota valide per il 2016. E' stato possibile anche versare l'intero importo. Il saldo di dicembre sarà uguale al restante 50% e in realtà dovrà essere corrisposto entro il 18 dicembre, cadendo il 16 di sabato.
Imu 2017, la normativa
Per quanto riguarda l'Imposta sui servizi municipali, l'Imu, viene confermata l'esenzione per la prima casa, a meno che si tratti di abitazioni di lusso e quindi rientranti nelle categorie catastali A/1 (abitazioni di tipo signorile), A/8 (ville), A/9 (castelli o palazzi di eminenti pregi artistici o storici). In questo caso si applica un'aliquota dello 0,4%. Per quanto riguarda le aliquota restano confermate quelle previste per il 2016, fermo restando la possibilità dei sindaci di ridurre le percentuali, ma non di aumentarle.
Imu 2017, esenzioni
La legge prevede specifici casi in cui l'immobile è equiparato ad abitazione principale e pertanto esente dal pagamento. L'Imu non si paga nei casi di
- unità immobiliari adibite ad abitazione principale di soci assegnatari appartenenti alle cooperative edilizie a proprietà indivise
- gli alloggi classificati come sociali ai sensi del decreto del 22 aprile del 2008 del Ministero delle Infrastrutture
- le unità immobiliari di proprietà del personale di servizio permanente delle Forze Armate o della Polizia, dei Vigili del Fuoco e del personale della carriera prefettizia non concesso in locazione.
- la casa assegnata al coniuge in caso di separazione
- la casa appartenente a cittadini residenti all'estero, se si è pensionati nel Pase dove si risiede, se si è iscritti all'AIRE e l'immobile non risulta né locato né utilizzato per un comodato d'uso.
- unità immobilire, non locata, posseduta per proprietà od usufrutto da anziani o disabili ricoverati in istituto, qualora lo stabilisca l'opportuna delibera comunale.
Tasi 2017 seconda casa

Come già accaduto per la prima rata, anche per il saldo non pagheranno la tasi i prorietari di prima casa (sempre e quando non si tratta di un immobile di lusso). Se i componenti del nucleo familiare vivono in immobili differenti, solo uno avrà pero' diritto all'esenzione.
Esenti dal pagamento anche le pertinenze dell'abitazione principale. Per quanto riguarda le aliquote, invece, i Comuni possono mantenere le aliquote maggiorate dello scorso anno (+0,8%), ma non possono aumentarle.
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lunedì 23 ottobre 2017

Quadrilocale molto luminoso con ingresso indipendente

JESI (zona piscina)
In bella posizione, ottimamente servita, quadrilocale di 102 mq. con ingresso indipendente. Composto da: Cucina abitabile, 2 camere, bagno, studiolo e due ripostigli. Completa la proprietà un ampio balcone e soffitta. Appartamento molto luminoso con suggestivo affaccio sul verde. La soluzione immobiliare è dotata di posti auto e possibilità di avere in affitto un ampio garage.
AJE 4188  euro 115.000
Per maggiori informazioni vi invitiamo a telefonare al numero 0731.206860
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giovedì 19 ottobre 2017

A Jesi. Bilocale di 65 mq. al piano rialzato di una quadrifamiliare

JESI
Appartamento di 65 mq. posto al piano rialzato di una quadrifamiliare. Composto da: Sala, cucina, camera matrimoniale e bagno. Cantina e garage esterno. Posizione tranquilla e ben servita. Da rivedere internamente. Possibilità di ricavare la seconda camera.
Classe Energetica: G. Indice di prestazione energetica: >132,5 KWh/mq. anno.
AJE 1110   euro 79.000
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sabato 14 ottobre 2017

A San Marcello. Appartamento al piano terra recentemente ristrutturato

SAN MARCELLO
Al piano terra, Appartamento in buone condizioni di 110 mq. ristrutturato nel 2012. Composto da: Ampio soggiorno-cucina con balcone, 2 camere di cui una con balcone, 2 bagni e ripostiglio. Completa la proprietà un garage di 22 mq. Classe Energetica G. Indice di prestazione energetica: >132,5 KWh/mq. anno.
ASM 3198   euro 80.000
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venerdì 13 ottobre 2017

Tutti pazzi per la domotica: illuminazione e videosorveglianza le più richieste

Tutti pazzi per la domotica: illuminazione e videosorveglianza le più richieste
La tecnologia piace, anche in casa. Una recente indagine del portale ProntoPro.it ha analizzato le richieste degli italiani per rendere l’abitazione davvero smart.
Sicurezza e illuminazione
Il 30% delle richieste di professionisti legate al mondo dell’automazione casalinga secondo il portale è relativa a sistemi di videosorveglianza e di illuminazione. Nelle priorità che concernono la domotica ci sono quindi, a pari merito, sicurezza e illuminazione.  Secondo posto (con il 14% delle richieste) per cancelli, porte, finestre, tende e velux che possono essere comandate solo con un dito o, perché no, da remoto, grazie a interfaccia sempre più intuitive.
Domotica ed ecobonus
Il 13% delle richieste è invece rivolto a professionisti che si occupino della gestione climatica della casa, magari per riuscire a risparmiare sul riscaldamento. Proprio in virtù della loro capacità di influire sul risparmio energetico e di ridurre l’impatto ambientale, gli interventi che riguardano la domotica possono godere dell’ecobonus, che consente di ottenere una detrazione del 65%, o 11% nel caso di impianti per la climatizzazione.
Le altre richieste per una casa smart
Il 9% di chi sogna una casa smart richiede l’intervento di un professionista per tapparelle o tende che siano sensibili agli agenti atmosferici. La stessa percentuale che cerca aiuto per coordinare più dispositivi che si prendano cura, in autonomia, della casa. Ultimi, nelle richieste, coloro che necessitano di un intervento per chiedere il controllo da remoto di apparati tv e video. Infine, il 5% del campione sceglie la domotica per la cura del giardino, ad esempio per l’installazione di impianti di irrigazione che si autoregolino in funzione del meteo.
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giovedì 12 ottobre 2017

Appartamento di 105 mq in ottima posizione completamente ristrutturato

JESI (zona San Francesco)
In ottima posizione, al primo piano di una piccola palzzina, Appartamento di 105 mq. completamente ristrutturato. Composto da: Ampio soggiorno, cucina abitabile, 3 camere e 2 bagni. Completano la proprietà: Due balconi, cantina ed ampio garage. Pavimenti in parquet in zona giorno e zona notte.
AJE 4255   euro 230.000
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mercoledì 11 ottobre 2017

Per dormire meglio...ci vuole un fiore

Per dormire meglio...ci vuole un fiore
Il sentire comune suggerisce di non tenere piante in camera da letto, poiché a causa della fotosintesi clorofilliana durante la notte rilasciano anidride carbonica. Ma non è sempre così, o meglio esistono fiori e specie di piante che invece conciliano il sonno e aiutano a combattere i disturbi notturni.
Il primo fiore consigliato è il gelsomino che, grazie al suo dolce profumo, ha proprietà rilassanti e riduce ansia e stress, migliorando la qualità del sonno. Anche la pianta della gardenia è una buona alleata del riposo, per la profumazione dei suoi fiori che ha proprietà sedative. Un altro fiore bianco da tenere in camera è il giglio: non solo non richiede molte cure, ma si tratta di un essere vivente molto potente, in grado di assorbire muffe, formaldeide e allergeni. Rimanendo in tema fiori, anche la lavanda è un’ottima soluzione per le stanze da letto, non solo perché bella per l’arredamento ma anche per il suo odore che calma e regala un sonno più tranquillo.
Venendo alle piante, la prima citata è la pianta del serpente: le sue foglie lunghe non richiedono molta cura, filtrano l’ossigeno, eliminano le tossine e alleviano i fastidi agli occhi, le forme di asma e il mal di testa. Anche la maranta è consigliabile per le camere da letto, non solo perché depura l’aria ma anche per i colori bellissimi delle sue larghe foglie che arredano l’ambiente. Per rendere l’aria della stanza più pulita si suggerisce di tenere in camera anche il pothos, l’orchidea, l’edera e lo spatifillo. Per i fumatori si suggerisce la dracena marginata, in grado di catturare ed eliminare le particelle di fumo. Anche l’aloe vera potrebbe essere una buona soluzione per chi desidera del verde in camera, soprattutto perché se le sue foglie cambiano colore virando verso il marrone si ha un chiaro segnale che l’aria della stanza non è pulita. E se nemmeno di notte riusciamo a rinunciare ai nostri smartphone, sempre accesi sui comodini, allora sarebbe meglio comprare una sanseveria, pianta in grado di assorbire l’elettrosmog, emanando ossigeno di notte e assorbendo vapore acqueo.

lunedì 2 ottobre 2017

Approvata la legge salva borghi

Approvata la legge salva borghi
Dopo un iter parlamentare durato quattro anni, è stata approvata quasi all’unanimità la legge salva borghi, vale a dire il provvedimento che prevede lo stanziamento di 100 milioni di euro da destinare tra il 2017 e il 2023 ai comuni italiani con meno di 5 mila abitanti.
Si tratta di un investimento statale il cui principale obiettivo è quello di prevenire lo spopolamento dei paesi più piccoli, che insieme rappresentano quasi il 70% di tutti i comuni, dove vivono circa 11 milioni di persone, stando a quanto rileva l’Anci.
Per scongiurare il pericolo della creazione di cosiddetti borghi-fantasma, dove nessuno vuole più vivere e dove il patrimonio culturale e immobiliare viene abbandonato, il primo intervento sarà destinato alla diffusione della banda larga. La legge regolamenta altresì gli alberghi diffusi e stanzia dei fondi contro il dissesto idrogeologico.
A interventi di riqualificazione degli immobili abbandonati, si aggiungeranno quelli di messa in sicurezza delle scuole e delle strade. Verrà offerta la possibilità di acquisto di case cantoniere e tratti di ferrovia da destinare ad attività turistiche e sarà incoraggiata la produzione agroalimentare a filiera corta. Rispetto a quest’ultimo tema, va ricordato che nei piccoli borghi italiani viene prodotto circa il 94% di tutti prodotti DOP e IGP che l’Italia vanta.
La legge, approvata finalmente anche dal Senato, ha subito un’accelerata anche alla luce degli ultimi dati effettivi sullo spopolamento. Si conta, infatti, che dal 1971 circa 2 mila borghi abbiano perso il 20% della loro popolazione. Solo 581 piccoli comuni, dal 2008 al 2015 hanno, al contrario, visto incrementare il numero di abitanti mediamente del 9%.
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